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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI





Documento Corrispondenza: Riccardo Bachi a Luigi Einaudi (7-01-1945)

Bachi scrive a Einaudi sulla riedizione del libro di Simone Luzzatto, scritto nel 1638. Bachi avrebbe bisogno di molti libri, che in Palestina non si trovano, tra cui i "Principi di economia finanziaria" di de Viti de Marco, "Discorso sulla grandezza della città" di Giovanni Botero e "Studio su Botero" di Mario Einaudi, edito da Giulio Einaudi. Bachi ha dato incarico alla dott.ssa Ratti di procuragli copia di questi libri, e, nel caso non li trovasse, le ha consigliato di rivolgersi a Einaudi [Sull'argomento si veda anche la lettera del 28 settembre 1944 e quella del 10 aprile 1945, sintetizzate in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Oskar Morgenstern a Luigi Einaudi (26-11-1946)

Morgenstern ha appreso con tristezza la notizia della morte di Ricci e ne ha letto la commemorazione scritta da Einaudi sull'"American Economic Review". Morgenstern ricorda che in occasione della morte di de Viti de Marco non fu pubblicata alcuna commemorazione e invita Einaudi scriverne una. Sarebbe apprezzata dai molti ammiratori americani di de Viti de Marco. Morgenstern si augura di incontrare Einaudi al Fondo monetario o alla Banca internazionale [Sull'argomento di vedano anche le lettere del 22 gennaio 1947, del 27 ottobre 1947 e del 24 marzo 1950, sintetizzate nel database ASE in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Luigi Einaudi a Oskar Morgenstern (22-01-1947)

In risposta alla lettera di Morgenstern del 26 novembre 1946 [sintetizzata nel database ASE in questo fascicolo, NDR], Einaudi comunica a Morgenstern di aver anch'egli intenzione di scrivere una commemorazione di de Viti de Marco. Molti economisti di pregio sono morti in questo periodo e meriterebbero di essere ricordati: Achille Loria, Augusto Graziani, Emanuele Sella. Einaudi si augura di poterlo fare, impegni permettendo [Sull'argomento di vedano anche le lettere del 27 ottobre 1947 e del 24 marzo 1950, sintetizzate nel database ASE in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Oskar Morgenstern a Luigi Einaudi (27-10-1949)

Morgenstern ha letto le commemorazioni di Achille Loria e Vilfredo Pareto, scritte da Einaudi. Morgenstern ricorda che in occasione della morte di de Viti de Marco non fu pubblicata alcuna commemorazione. Morgenstern esprime tutta la sua ammirazione per questo grande economista italiano e vorrebbe scriverne la commemorazione, nonostante siano trascorsi diversi anni dalla morte [Sull'argomento di vedano anche le lettere del 26 novembre 1946, e del 22 gennaio 1947, e del 24 marzo 1950, sintetizzate nel database ASE in questo fascicolo, NDR].

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Documento Corrispondenza: Oskar Morgenstern a Luigi Einaudi

Morgenstern informa Einaudi di essere in contatto con la figlia di de Viti de Marco per raccogliere le informazioni necessarie alla redazione di un "paper" sull'economista pugliese. Morgenstern ha ricevuto la copia della lezione di Einaudi all'Università di Torino e l'ha trovata di grande interesse [Sull'argomento di vedano anche le lettere del 26 novembre 1946, del 22 gennaio 1947, del 27 ottobre 1947, sintetizzate nel database ASE in questo fascicolo].

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Documento Corrispondenza: Benvenuto Griziotti a Luigi Einaudi (02-12-1948)

Benvenuto Griziotti è grato a Einaudi per aver accettato di offrire il suo nome di studioso per la direzione della rivista [si tratta della "Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze" NDR]. Griziotti vorrebbe nel primo numero ricordare grandi figure di economisti scomparsi: Antonio de Viti de Marco, Renzo Fubini e Mario Pugliese. Griziotti pensa di affidare il necrologio di de Viti a Einaudi, quello di Fubini a Gustavo Del Vecchio [il necrologio fu poi scritto da Ernesto d'Albergo, NDR] e quello di Mario Pugliese a Ezio Vanoni. [Sulla partecipazione di Einaudi alla direzione della "Rivista di diritto finanziario e scienza delle finanze" si veda la lettera di Roffi a Griziotti del 2 dicembre 1948 in questo fascicolo; si vedano anche le lettere del 23 novembre e 26 novembre 1948 nel fascicolo Corrispondenza Varia Corda 33 fasc. 2 (II semestre 1948); in ASE le lettere sono presenti in sintesi nel fascicolo 44 di questa serie]

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Documento Morgenstern Oskar

Copia di una lettera di Morgenstern Oskar che chiede alla figlia di De Viti de Marco (Lucia) notizie sul padre Antonio per una nota commemorativa.

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Documento Lettera: Roma 28 aprile 1899

Per motivi di impossibilità dovuta ai tempi di composizione del Giornale degli Economisti, de Viti risponde negativamente alla richiesta da parte di Luigi Einaudi di segnalare nel fascicolo di maggio l'imminente uscita di un suo libro.

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Documento Biglietto: 21.4.1908

De Viti invia a Einaudi "Complimenti e ringraziamenti".

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Documento Biglietto: 20.12.1909

De Viti invia a Einaudi "Auguri e felicitazioni vivissime".

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Documento Lettera: 7 agosto 913

De Viti ringrazia per l'invio da parte di Einaudi del suo "lavoro sul concetto del reddito imponibile", che dichiara di conoscere già.

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Documento Lettera: Roma 28 feb. 914

De Viti chiede a Einaudi di inviargli "i suoi articoli contro i siderurgici, apparsi sulla Riforma sociale del feb. marzo, aprile 1911 e marzo e dicembre 1911 (sic!)".

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Documento Lettera: Roma 19 dic. 914

De Viti, d'accordo con Giretti, invia a Einaudi alcune copie di una circolare chiedendo la sua adesione, quella di Loria e di "altri colleghi dell'Ateneo di Torino".

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Documento Lettera: Roma 24 gen.915

De Viti ringrazia Einaudi per l'invio di articoli della Riforma Sociale e del Corriere che giudica "ottimi e di grande utilità"

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Documento Lettera: Cellino San Marco 22 marzo 915

De Viti ringrazia Einaudi per il sostegno alla sua candidatura alle elezioni, coronata da successo.

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Documento Lettera: Torino 27 XI 1915

Einaudi chiede a de Viti notizie di un articolo manoscritto inviato a Zagari.

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Documento Lettera: Roma 29 nov. 915

De Viti si scusa con Einaudi per il fatto che La Voce non si pubblichi più a causa di dissensi con l'editore e lo informa di avere richiesto la restituzione del suo manoscritto.

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Documento Lettera: Roma 16 aprile 922

De Viti ringrazia Einaudi di dati e notizie fornitegli.

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Documento Lettera: Roma 14 dicembre 1924

In una lettera dattiloscritta di de Viti si legge: "Caro Einaudi, sull' "UNITA" - giornale interventista che si pubblicò durante la guerra - criticando il Patto di Londra, in cui l'Italia pose come una delle condizioni del suo intervento, che Le si facesse un prestito di un miliardo di lire, sostenni questa tesi: "Gli alleati combattono per un fine comune contro gli Imperi Centrali; epperò ogni alleato dovrebbe essere tenuto a contribuire al costo totale della guerra in proporzione della sua popolazione e della sua ricchezza". Io estendevo logicamente alla ripartizione tra le nazioni alleate delle spese di guerra, quel principio elementare, che si applica alle varie regioni di uno stesso paese per le spese di carattere nazionale. E credo che questo sarebbe oggi il criterio di ripartizione, che si adotterebbe tra i paesi facenti parte della Società delle Nazioni, nel caso che questa svolgesse opera guerresca contro eventuali aggressori. Se il criterio Le pare corretto, sarebbe utile di dargli una sicura base statistica, accertando in che ragione della propria popolazione e ricchezza ogni alleato ha di fatto contribuito alla vittoria comune. Ella ha meglio di me i mezzi per fare o far fare prontamente questa ricerca. Mi creda, con amicizia, di Lei dev.mo". Poi a mano De Viti aggiunge: "Caro Professore, Le ho scritto questa lettera in forma che si presta alla stampa, nel caso Ella voglia prenderla come spunto per trattare ancora la questione dei debiti alleati. Ma è ovvio che non tengo alla stampa della lettera, come terrei, invece, alla pubblicazione dei dati statistici".

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Documento Lettera: Roma 27 gen. 925

De Viti ringrazia Einaudi per un invio (forse di un suo libro), e aggiunge: "Non so persuadermi (ancora però non ho letto tutto il suo volume!) come una questione che teoricamente può risolversi come si vuole, possa dar luogo a sì lungo dibattito. Leggerò e discuterò; anzi discuteremo".

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Documento Lettera: Roma 17 gen. 926

De Viti chiede a Einaudi di intervenire con Giovanni Agnelli o con qualche dirigente della Fiat per prenotare una vettura 509 destinata alla moglie Harriet Lathrop Dunham.

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Documento Lettera: Roma 23 genn 926

De Viti si accerta che Einaudi abbia ricevuto la richiesta di intervenire con la Fiat per l'acquisto di una vettura 509.

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Documento Lettera: Roma 1 feb. 926

De Viti ringrazia Einaudi "di quanto ha fatto per la 509".

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Documento Lettera: Roma 12 nov. 926

De Viti augura pronta guarigione a Einaudi che è stato "vittima di un grave infortunio" e lo ringrazia per avergli inviato una cartolina da New York.

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Documento Lettera: San Pietro Vernotico 7 ottobre 927

In una lunga lettera de Viti offre a Einaudi dettagliati consigli sulla preparazione del terreno per impiantare un vigneto, sulla sua resistenza alla filossera, sul modo in cui fare l'innesto, sulla concimazione. Conclude scrivendo: "Dante dice (non ricordo ora esattamente il verso) che il sole si trasforma in alcool. Ogni punto di questa mia può essere oggetto di ulteriore discussione. E sono a sua disposizione".

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Documento Lettera: Roma 21- I - 928

De Viti accenna ad un errore nel nome di Messedaglia, chiamato Luigi anziché Angelo.

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Documento Lettera: Roma 20 feb. 929

De Viti invia a Einaudi tre copie del suo Due Commemorazioni: Angelo Messedaglia, Maffeo Pantaleoni chiedendogli di regalare "le due superflue a chi crede".

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Documento Lettera: Roma 16 settembre 929

De Viti ringrazia Einaudi per l'invio di un volume.

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Documento Lettera: Roma 3 marzo 930

De Viti esprime grande riconoscenza a Einaudi per aver accettato di scrivere una introduzione alla traduzione tedesca dei suoi Principi di economia finanziaria. Aggiunge di lavorare ad un capitolo sulla teoria generale del prestito pubblico destinato appunto all'edizione tedesca. Tale edizione fu pubblicata nel 1932 con prefazione di Einaudi.

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Documento Lettera: 9 agosto 931

De Viti ringrazia calorosamente Einaudi per l'articolo di recensione al volume "Un trentennio di lotte politiche" (specificando che il libro "fu voluto da Zanotti e da E. Rossi, non da me"). Trova che il titolo della recensione di Einaudi sia "per sé un capolavoro" ed esprime gratitudine per ciò che Einaudi "ha fatto e fa" per la sua "piccola reputazione scientifica". De Viti si riferisce ad un articolo di Einaudi dal titolo "Per la storia di un gruppo che non riuscì ad essere partito", in La Riforma Sociale, maggio-giugno 1931. Accenna inoltre al lavoro di traduzione in tedesco del suo manuale, i Principi di economia finanziaria, pubblicati nel 1932 con una prefazione di Einaudi.

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Documento Lettera: Roma 17 gen. 932

De Viti avvisa Einaudi che la pubblicazione della traduzione tedesca del suo manuale subisce un ritardo e dichiara di temere "che la sola difficoltà dipenda dal mio ritiro dall'insegnamento, per cui l'editore non sa se io sono o non sono professore all'università di Roma, e non osa prendere una decisione tra le varie soluzioni da me propostegli. Mi nasce anche il sospetto che si sia rivolto a Roma per consiglio, cosa che molto mi seccherebbe". De Viti si riferisce al suo rifiuto del giuramento di fedeltà al fascismo del 1931. I Principi di economia finanziaria furono pubblicati in tedesco nel 1932.

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Documento Lettera: Roma 17 marzo 932

De Viti chiede a Einaudi "il nome esatto e i titoli e l'indirizzo" di Bresciani Turroni, di Garino Canina e di Rossi; quest'ultimo egli crede si trovi al penitenziario di Pallanza.

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Documento Lettera: Roma 10 aprile 932

De Viti scrive a Einaudi di avere spedito un opuscolo agli indirizzi che lo stesso Einaudi gli aveva indicato ed anche a Répaci. Per inviare la copia dell'edizione tedesca del suo libro a Ernesto Rossi preferisce aspettare per essere sicuro che la riceva. Aggiunge di avere inviato una copia "in omaggio ai Lincei". Si riferisce all'edizione tedesca dei Principi di economia finanziaria, pubblicata nel 1932.

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Documento Lettera: 28 agosto 932

De Viti ringrazia Eianudi per avere ricevuto in omaggio la Riforma Sociale. Gli comunica di avere ospitato per pochi giorni Morgenstern con il quale scrive di avere preso accordi per pubblicare contemporaneamente in Germania e in Italia il suo lavoro La funzione della banca. Lo invita infine nella sua casa di Boscolungo Pistoiese insieme a Giretti.

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Documento Lettera: Roma 14 marzo 933

De Viti chiede a Einaudi di precisargli "in poche parole o anche soltanto con un esempio che cosa intendono dire coloro i quali affermano che la Banca crea il credito".

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Documento Lettera: Roma 10 maggio 933

De Viti invia a Einaudi due capitoli del volume La funzione della banca al quale sta lavorando, chiedendogli di esprimere giudizi critici: "Accetterei anche il consiglio di sopprimere tutto!", scrive De Viti. Accenna inoltre al contenuto del terzo capitolo "ancora in formazione".

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Documento Allegato intitolato: La funzione della banca

Si tratta di tre fogli, uno per ogni capitolo del volume La funzione della banca, con l'indice dei paragrafi di ogni capitolo, scritti a mano da De Viti con correzioni e aggiunte da parte di Einaudi.

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Documento Lettera: 25 gennaio 1934

De Viti chiede a Einaudi di incontrarsi a Roma.

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Documento Lettera: Roma 20 febbraio 1934

De Viti scrive a Einaudi: "Caro Professore, l'edizione è fatta da Lei, sotto i suoi auspici, sotto la sua responsabilità. come se io fossi morto! Perciò faccia quel che vuole; faccia quel che vuole; faccia quel che vuole! Non mi mandi bozze. Io non so correggere; e non so leggere senza correggere e cambiare". E aggiunge nel post scriptum: "Attenui i meriti che mi attribuisce nella ed. tedesca!". De Viti si riferisce ai suoi Principi di economia finanziaria ripubblicati da Einaudi nel 1934. L'edizione tedesca alla quale accenna De Viti fu pubblicata nel 1932 con una prefazione di Einaudi.

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Documento Lettera: Roma (34)

De Viti invia a Einaudi una versione corretta della nota intitolata "Al lettore" riferita al volume "La funzione della banca". Gli domanda inoltre se egli ritiene che sia il caso di "aggiungere qualche paragrafo sulla questione del rapporto in cui le banche si troverebbero di fronte alla riforma monetaria Roosevelt-Fisher" e specifica: "Più che un problema bancario, trattasi di un problema di politica monetaria, spettante allo Stato. Ciò potrebbe dar luogo ad uno studio sull'"Avvenire delle banche". (Bel titolo per un articolo per la Riforma!). Naturalmente la banca diventa una dipendenza della Tesoreria, che in qualche modo dovrà addossarsi tutte le eventuali perdite". Chiede inoltre a Einaudi la sua opinione, e quella di Cabiati, sull'affermazione che "il credito bancario rende possibile, dentro certi limiti, di assecondare lo sviluppo degli affari a prezzi relativamente costanti".

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Documento Lettera senza data

De Viti parla a Einaudi della traduzione inglese dei suoi Principi "praticamente finita", che sarà pubblicata nel 1936. Gli chiede di aiutarlo a ricordare il nome del collega che auspicò tale traduzione e il titolo della rivista in cui quest'ultimo aveva pubblicato la sua recensione all'edizione tedesca dei Principi. Poi conclude "Noi, economisti, viviamo un tempo, in cui la riproduzione dei somari è fantastica e offrirebbe campo magnifico di osservazione, se avessimo l'animo di essere ... indifferenti". In testa alla lettera, scritto con altra grafia, si legge: "Economica - F. C. Benham. August 1934 p. 364-7".

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Documento Lettera: 16 marzo 1934

De Viti ringrazia Einaudi per l'invio di due nuovi opuscoli che dichiara di aver letto "con interesse grande, interrompendo le altre occupazioni, e non riprendendole se non a lettura completata". Gli comunica inoltre di aver saputo che gli studenti cercano ancora il proprio libro e che la facoltà non ha ancora nominato il suo successore. Si rallegra quindi che "A traverso i liberi-docenti pare che non sia del tutto morta la vecchia tradizione!".

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Documento Lettera: 29 marzo 1934

De Viti ringrazia Einaudi per aver ricevuto sei copie del suo volume appena pubblicato e lo informa di desiderare far avere il volume a Giretti, a Bresciani Turroni e a Cabiati, lasciando inoltre Einaudi libero di spedirlo a chi ritiene opportuno. De Viti si riferisce ai suoi Principi di economia finanziaria ripubblicati dall'editore Einaudi nel 1934.

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Documento Lettera: Torino 10 aprile 1934

Luigi Einaudi scrive a de Viti che il figlio Giulio intende ripubblicare il volume La funzione della banca e gli fornisce alcuni consigli: gli suggerisce di aggiungere come sottotitolo Introduzione allo studio dei problemi monetari e bancari contemporanei, giudicando il libro "la migliore delle introduzioni, utilissima a tanti che hanno idee confuse in testa, per capire quel che accade oggi". Gli dà inoltre altri suggerimenti, tra cui quello di aggiungere un sommario per paragrafi e gli pone degli interrogativi, in particolare sulla "creazione del credito". Gli suggerisce infine il testo di una nota da intitolarsi "Al lettore" e gli segnala dei refusi nelle note.

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Documento Lettera: 9 giugno 1934

De Viti invia a Einaudi l'indirizzo di un economista giapponese (Miyoji Hayakawa) al quale mandare una copia del suo libro e ricorda di inviarne una anche a Morgenstern ed a Marget. De Viti si riferisce probabilmente ai suoi Principi di economia finanziaria ripubblicati da Einaudi nel 1934.

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Documento Telegramma 30 giugno 1934

De Viti scrive che comunicherà altri errori. Si riferisce al volume La funzione della banca.

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Documento Lettera: 30 giugno 1934

De Viti annuncia ad Einaudi l'invio di un telegramma per avvertirlo della presenza di errori "che non sono puramente di stampa" e li elenca. Chiede infine chiarimenti sul motivo per cui la pubblicazione del libro viene rimandata. Si riferisce al volume La funzione della banca.

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Documento Lettera: 30 luglio 934

De Viti chiede a Einaudi di far spedire una copia omaggio del libro La funzione della banca all'Accademia dei Lincei. Elenca degli errori riscontrati nel volume e chiede di fare l'errata corrige soltanto di alcuni.

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Documento Lettera: 19 ottobre 1934

Saputo da Giretti che Einaudi ha avuto una buona vendemmia, De Viti comunica che la sua "è stata mediocre come qualità e come quantità". Scrive di accludere una lettera di Pietro Chimienti che rivolge una richiesta a Einaudi. Ricorda di aver ospitato per qualche settimana Morgenstern; si rammarica di aver ricevuto da Ricci non una visita, ma una richiesta di notizie e commenta: "Ma io ancora sono vivo, e non gli ho mandato nessuna notizia, che gli servirà quando dovrà fare la mia commemorazione". Gli chiede infine se Einaudi può dirgli "sinceramente se ha perduto" come editore dei suoi libri.

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Documento Lettera: 25 dic. 1934

De Viti comunica a Einaudi il suo parere positivo sull'editore inglese dei Principi. Illustra con soddisfazione lo stato dei suoi contatti con la traduttrice Edith Pavlo Marget e con il collega Arthur William Marget. Dichiara inoltre di essere felice di incontrare il Consigliere economico dell'ambasciata inglese dal momento che dice di condurre una vita molto solitaria. De Viti si riferisce ai suoi Principi di economia finanziaria tradotti in inglese nel 1936.

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Documento Lettera: Mercoledì 3 giugno

De Viti invita Einaudi e sua moglie a colazione nella sua abitazione a Roma.

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Documento Lettera dattiloscritta senza data

Circolare dattiloscritta che annuncia la fondazione della "Società per il progresso delle scienze" con la richiesta di partecipare alla costituzione di una sezione "per la statistica e le scienze economiche", a firma di Antonio de Viti de Marco, Tullio Martello, Giovanni Montemartini e Maffeo Pantaleoni.

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Documento Lettera senza data

De Viti ringrazia Einaudi per l'invio di un libro che, spiega, utilizzerà per il suo "La funzione della banca". A proposito di quest'ultimo specifica che è quasi finito, ma che non riesce a staccarsi dal manoscritto poiché non si ritiene soddisfatto. Chiede a Einaudi di leggerlo e di criticarlo.

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Documento Lettera: Roma 12 genn. 1935

De Viti ringrazia Einaudi per aver risposto a De Pietri-Tonelli, che dichiara di non conoscere, ma di cui si sente di dire che non ha letto il libro e che "non capisce il metodo teorico". De Viti si riferisce ai suoi Principi di economia finanziaria ripubblicati da Einaudi nel 1934.

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Documento Lettera: 29 gen. 1935

De Viti ringrazia ancora per la risposta di Einaudi a De Pietri-Tonelli, lo informa sulle modifiche alla traduzione inglese del suo libro e a questo proposito gli chiede dei consigli. De Viti si riferisce ai suoi Principi di economia finanziaria ripubblicati da Einaudi nel 1934 e tradotti in inglese nel 1936.

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Documento Lettera: 9 aprile 1935

De Viti informa Einaudi che Mosca gli ha chiesto una copia de "La funzione della banca". Domanda inoltre a Einaudi di indicargli una bibliografia su "dove o da chi sia stata fatta la storia dei miliardi prestati dalla Banca d'Italia alla industria di guerra".

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Documento Lettera: 20 marzo 1936

DeViti acclude una lettera di Aubrey Jones, venuto in Italia per studi di economia o di finanza. Invita Einaudi a colazione insieme alla moglie a Roma nella sua abitazione.

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Documento Lettera: 17 giugno 1936

De Viti racconta a Einaudi di un "misterioso incidente automobilistico" che gli è accaduto.

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Documento Lettera: 20 feb. 1938

De Viti ringrazia calorosamente Einaudi per l'invio di un libro.

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Documento Lettera: 3 ottobre 1938

De Viti ringrazia Giulio Einaudi per gli auguri (probabilmente di compleanno, essendo nato il 30 settembre 1858) e gli dice che "scrittori ottantenni non possono fare - di solito - la fortuna di giovani editori!". Si dichiara inoltre lieto di rimettersi al lavoro, poiché si sente disperato a causa dell'ozio. Spiega che "in piena vendemmia" non ha tempo di lavorare e chiede che il padre, Luigi Einaudi, gli indichi qualche argomento in particolare. Si riferisce alla seconda edizione rivista dei suoi Principi di economia finanziaria pubblicati da Einaudi nel 1939.

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Documento Lettera: 4 ottobre 1938

De Viti ringrazia Einaudi per un telegramma e per l'amicizia, la bontà e la generosità dimostratagli. E aggiunge: "L'approvazione sua e di pochi altri è in questo momento della mia vita pubblica e privata il mio solo e il mio grande compenso".

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Documento Lettera: 8 marzo 1939

De Viti scrive a Einaudi a proposito di una sua nota nella seconda edizione del 1939 dei suoi Principi di economia finanziaria in cui viene citato Pantaleoni. Gli fornisce inoltre altre modifiche da apportare al testo.

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Documento Roma 25.12.1931

De Viti de Marco spiega a Cabiati i motivi della sua recente decisione di chiedere il collocamento a riposo per evitare il giuramento imposto dal regime fascista ai docenti universitari. Scrive De Viti: "Ho rappresentato e difeso, lungo tutta la non breve vita parlamentare ed extraparlamentare, il principio della libertà individuale; e l'ho fatto con troppa intransigenza per potere oggi negare il mio passato e avvelenare l'avvenire (il poco che mi resta!), quando i miei convincimenti si rafforzano di fronte all'esperimento attuale! E poi io ho sempre molti vecchi amici ed elettori, che dalla mia rigida coerenza politica sono incoraggiati". Allega una copia della sua lettera del 15 novembre 1931 indirizzata al Rettore dell'Università di Roma De Francisci con la motivazione della sua domanda di collocamento a riposo. Parla infine della traduzione tedesca dei suoi Primi principii dell'economia finanziaria.

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Documento Roma 11.2.1932

Lettera di accompagnamento alla spedizione del fascicolo sulla finanza straordinaria "che forma i due ultimi capitoli del volume tedesco" dei suoi Primi principii dell'economia finanziaria. Scrive di considerare l'edizione tedesca come "una nuova e ultima edizione del mio libro" in vista di una recensione che Cabiati ha annunciato di voler scrivere. Illustra poi in dettaglio il suo orientamento sulla trattazione dei problemi finanziari. Ecco le sue parole: "Il prof. Griziotti continua a dire che io guardo solo al lato economico del problema finanziario. A me non pare, poiché, quando appunto non trovo nei principii economici la spiegazione completa o soddisfacente del fenomeno tributario, risalgo [.] a cause di ordine politico; cioè ne cerco la spiegazione nella lotta degl'interessi e nel conseguente predominio di uno di questi". La lettera continua con ulteriori argomentazioni e con la richiesta a Cabiati di "dirimere questo dissidio".

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Documento Roma 8.3.1932

Dopo essersi scusato per un equivoco, De Viti spiega a Cabiati di avere apportato nell'edizione tedesca dei suoi Primi principii dell'economia finanziaria "miglioramenti di forma e di chiarificazione". E aggiunge: "Il mio cervello vuole essere come un filtro; non mi acquieto se non quando mi pare che qualunque lettore debba capire senza sforzo". Gli porta infine alcuni esempi relativi alla teoria dell'imposta e conclude la lettera con la frase: "Non creda che io sia soddisfatto del mio libro! Se potessi recensirlo, ne sarei un critico spietato".

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Documento Roma 1°.3.1933

De Viti ringrazia Cabiati per avergli inviato un suo manoscritto nel quale molto spazio è dedicato, criticamente, a De Viti de Marco. Dopo essere brevemente entrato nell'argomento ("Ella ha detto giusto, che io do, nel problema della rivalutazione, un peso relativamente non grande al fattore moneta"), conclude la lettera affermando che da una loro eventuale discussione "potrebbe uscire dimostrata una verità superiore e generale di Sociologia pura: 'i Governi sono più ladri dei privati cittadini'. Ma con ciò - prosegue De Viti - ci potrebbero mandare in due isole a finire la discussione! Meglio che per ora Ella resti a Torino ed io a Roma. Mi propongo di venire io costà in escursione. Essendo un disoccupato faccio l'autista".

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Documento Roma 14.3.1933

De Viti de Marco chiede a Cabiati spiegazioni sulla frase "La banca crea il credito".

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Documento Roma 21.3.1933

De Viti de Marco torna con scetticismo e citando criticamente Hawtrey sul tema della creazione di credito da parte delle banche. Scrive con gioia e sorpresa di aver saputo dall'editore Sampaolesi che il suo manuale stampato in 2000 copie è esaurito. Chiede aiuto per trovare un editore a Torino per ripubblicare il volume includendo le modifiche apportate all'edizione tedesca e i suggerimenti ricevuti attraverso le recensioni. Accenna anche a problemi incontrati nel progetto di pubblicazione una traduzione spagnola del volume.

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Documento Roma 28.4.1933

De Viti de Marco ringrazia Cabiati per un appunto relativo alla questione se sia vero che le banche creano credito. Egli scrive "la parola creare non può intendersi semplicemente come fare o concedere credito", e aggiunge "Per me, poi, il problema concreto sta nella ipotesi. Poiché la banca non può, essa, ripartire il credito per perdere e per raggiungere fini antieconomici".

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Documento Roma, 4.5.1933

De Viti de Marco autorizza Cabiati a trattare per lui con L'Unione Torinese per la riedizione italiana dei suoi Primi principii dell'economia finanziaria, ma scrive di voler scegliere lui stesso "carta, caratteri, copertina e formato". Lo informa inoltre che avrebbe molto desiderato una traduzione inglese del suo manuale, e che se ne farà una traduzione spagnola.

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Documento Roma 29.4.1937

De Viti de Marco ringrazia Cabiati di un "Grande regalo. Oltremodo gradito!".

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Documento Roma 8.2.1938

De Viti de Marco ripercorre in questa lettera a Cabiati le prime tappe della sua carriera con queste parole: "'Moneta e Prezzi' è il primo libro; è la elaborazione di una parte della mia tesi scritta per la libera docenza. Ero bambino. Se rileggessi, temo che mi metterei a piangere [.] . Non rinnegherei - così almeno penso! - il contenuto, ma sì la forma diluita e troppo giovanile; forse presuntuosa!".

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Documento Cellino San Marco (Brindisi) 4.10.1938

De Viti de Marco ringrazia Cabiati degli auguri per il suo ottantesimo compleanno (essendo nato il 30 settembre 1858): "Come ha fatto a sapere il termine o il limite a cui è giunta la mia vecchiaia?". Ricorda inoltre con affetto che a partire dagli anni in cui Cabiati era suo studente a Roma i due sono stati "compagni di studio, di lavoro e di passione scientifica".

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Documento Invio elenco nominativi per distribuzione copie del volume "Dal protezionismo al sindacalismo"

Ricci invia a Giovanni Laterza l'elenco dei nominativi cui inviare la copia gratuita del suo volume "Dal protezionismo al sindacalismo". Tra i nominativi figurano: a Roma il professor Riccardo Bachi, il marchese Antonio De Viti De Marco, il professor Carlo Grilli, il professor Felice Guarneri della Confindustria, il dottor Giuseppe Fuselli, Antonio Salandra, Carlo Spinelli; a Siena Angelo Bertolini; a Pisa il professor Gino Borgatta; a Torino Luigi Einaudi; a Napoli il professor Augusto Graziani.

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Documento A. de Viti de Marco. Uomo civile. Problemi meridionali - Problemi nazionali - Problemi internazionali

Dopo una breve nota biografica (pp. 5- 6), in cui si punta soprattutto l'accento sulla scelta politica antifascista dell'economista leccese, attestata dalla lettera di dimissioni presentate all'Università di Roma il 5 novembre 1931, integralmente citata, segue il "Discorso tenuto da Ernesto Rossi, alla Fiera del Levante, il 12 settembre 1948, alla presenza del Presidente della Repubblica, e pubblicato a cura dell'Amministrazione della Provincia di Bari" (pp. 9-42). Nel suo discorso commemorativo, Ernesto Rossi dichiara subito il suo debito di gratitudine verso De Viti de Marco, sia per gli insegnamenti ricevuti attraverso i suoi scritti di economia finanziaria e politica, sia per l'amicizia che questi gli offrì durante il periodo della sua prigionia politica. Rossi ricorda di aver conosciuto De Viti De Marco nel 1925, per il tramite di Gaetano Salvemini, e di esserne subito rimasto affascinato per l'atteggiamento "democratico" con cui anteponeva ad ogni altra preoccupazione gli interessi generali del popolo e l'elevazione del loro tenore di vita e della loro educazione. Insieme con Ferrara, Pareto, Pantaleoni, De Viti de Marco rientrava in quel "piccolo gruppo di economisti che hanno veramente onorato la scienza italiana a cavallo tra i due secoli". Come loro, egli aveva disdegnato le teorie astratte derivanti dalla filosofia hegeliana. Rossi ricorda le lunghe disquizioni con De Viti de Marco, avute nelle due settimane in cui fu ospite di quest'ultimo nel 1928, per aiutarlo nella raccolta dei suoi scritti poi pubblicati nel volume "Un trentennio di lotte politiche". La più grande prova di solidarietà De Viti de Marco l'aveva data a Rossi in quelle poche righe che aveva premesso nel giugno 1931 all'edizione tedesca del suo trattato. Poche, ma significative parole di ringraziamento verso Ernesto Rossi, per averlo aiutato nella revisione critica dei suoi scritti. Oltre a citarne nome e cognome e ad indicare l'Istituto Tecnico di Bergamo in cui aveva insegnato, faceva esplicito riferimento alla condanna a venti anni infertagli dal Tribunale Speciale come capo dell'organizzazione politica "Giustizia e Libertà". Fu un vero e proprio atto di aperta accusa contro il fascismo. Quando il 31 luglio 1943 Rossi uscì dal carcere, lo andò a trovare ancor prima di far rientro a casa, perché, gravemente malato, aveva espresso il desiderio di vederlo un'ultima volta. La grandezza di De Viti de Marco era, secondo Rossi, nella capacità d'incarnare, accanto a pochissimi altri uomini meridionali, tra cui annovera solo Gaetano Salvemini e Giustino Fortunato, "l'espressione suprema della nostra civiltà". Rossi non si sofferma sul "pensiero scientifico del De Viti economista", non sembrandogli quella l'occasione più opportuna, ma sul suo pensiero politico e sul modo in cui si pose davanti ai problemi del Mezzogiorno, dell'Italia, del mondo. In relazione ai "problemi meridionali", Rossi attribuisce al De Viti il merito di essere stato "uno dei primi fieri avversari della tariffa doganale del 1887" che danneggiava in due modi gli agricoltori meridionali, sia perchè li costringeva a vendere a più basso prezzo le derrate agricole per la contrazione delle esportazioni, sia perché la riduzione delle importazioni costringeva ad acquistare a prezzi più alti i manufatti industriali. In contrasto con Luzzatti, sostenitore dei vantaggi della politica protezionista, De Viti de Marco sostenne l'antagonismo d'interessi "naturale e necessario" esistente tra industria ed agricoltura italiana. Non era possibile superare tale antagonismo con un appello alla solidarietà nazionale contro lo straniero, perché "non esiste un interesse italiano comune ed omogeneo a tutti i produttori italiani [...], esistono invece, in ognuna [nazione] interessi antagonistici, alcuni dei quali sono favoriti, altri offesi dalla rispettiva tariffa doganale". Nonostante negli anni l'intervento di burocrati e politici nella regolamentazione degli scambi commerciali interni ed esteri si fosse sempre più complicato a confronto con la politica doganale della fine dell'Ottocento, Rossi constatava come "la sperequazione derivante dalla politica commerciale non è stata ridotta, anzi è stata enormemente aggravata, negli ultimi due decenni sicché le parole del De Viti de Marco conservano tutto il loro valore". Accanto alla lotta contro la politica protezionista, Rossi ricorda la "battaglia" condotta dal De Viti de Marco contro tutti i privilegi tributari, che si rivelavano a svantaggio delle regioni meridionali. Da qui scaturiva secondo Rossi il più grande insegnamento lasciato dall'economista: "ci ha insegnato a distinguere, dietro le apparenti uniformità della nostra legislazione, le iniquità sostanziali verso il Mezzogiorno". Con De Viti de Marco Rossi concordava nell'imputare ai meridionali la mancata risoluzione dei problemi del Mezzogiorno: "il problema del Mezzogiorno è essenzialmente un problema di uomini: è il problema della formazione di una classe dirigente, veramente degna di questo nome, nell'Italia meridionale". Quanto ai problemi nazionali, Rossi ricorda come De Viti de Marco abbia lottato contro quella che egli stesso definiva la "quadruplice interna" , ossia l'oligarchia burocratica, l'oligarchia militare, l'oligarchia industriale, l'oligarchia proletaria. Quanto, infine, ai problemi internazionali, De Viti de Marco fu, nella collaborazione alla redazione del giornale "L'Unità" con Salvemini, uno dei più agguerriti avversari della politica nazionalista di Sonnino e sostenitore della politica wilsoniana. Ricorda il dissenso politico che divise De Viti de Marco da Pantaleoni, pur nell'ambito di un rapporto di stima ed amicizia ininterrotta durata 45 anni, le loro discussioni sulla politica estera dell'Italia nel periodo bellico e postbellico, i loro ragionamenti intorno alla Società delle Nazioni. La fiducia che De Viti de Marco aveva riposto in quest'organo internazionale era stata delusa dagli eventi. Nella conclusione Rossi esorta i contemporanei a mantenere vivo il pensiero dell'economista, in quanto "è solo il pensiero che ha valore nel mondo".

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Documento Rinvio sessione d'esami

De Viti De Marco prega il prof. Salandra di rinviare la sessione straordinaria degli esami a nome di tutti gli studenti. Sono gli anni in cui il De Viti De Marco è collega del Salandra presso l'università di Roma.

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Documento Ricadute economiche della guerra

Si tratta di una lettera del prof. A. De Viti De Marco, con acclusa la lettera datata Roma, 9 febbraio in cui alcuni suoi amici politici, delegati di vari partiti, esprimevano al Ministro del Consiglio Salandra considerazioni sulla guerra. Il giudizio sull'intervento dell'Italia in guerra è in generale positivo, ma viene evidenziata qualche lacuna: "nonostante le difficoltà il Governo ha fatto sforzi importanti per superarle. Ci sono stati molti e gravi errori. Nel preparare armi e munizioni si poteva fare di più coi vantaggi per l'economia. [Omissis...] Nella preparazione economica si potevano evitare parecchi danni, che il Paese ha dovuto subire, se vi fosse stata maggiore previdenza e migliore organizzazione: quel che riguarda il grano, il carbone, i noli, la funzione portuale, i cambi, ne è prova eloquente. Nell'azione diplomatica una più intima e completa intesa tra gli alleati avrebbe potuto stabilire una collaborazione economica e finanziaria, che è stata invece minor del bisogno, e avrebbe dovuto porre a propria base e cemento un piano unitario e metodico di attività politica e militare che è invece mancata".

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Documento Risposta

Salandra nella lettera si limita a dare conferma dell'avvenuta ricezione della lettera del prof. De Viti De Marco e s'impegna a prestare la massima attenzione al "documento" accluso.

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Documento Segnalazione personale

Lettera di segnalazione per la nomina a sottosegretario di Maury Eugenio.

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Documento Invio del giornale 'L'Unità'

Nella lettera De Viti De Marco promette a Salandra l'invio del giornale l'Unità in omaggio, anche se si aspetta che il professor Salandra sottoscriva l'abbonamento sostenitore.

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Documento Sulla propaganda liberista

De Viti De Marco sottolinea a Cambray Digny che bisogna continuare la propaganda liberista iniziata al congresso di Napoli. Si rallegra di sapere che anche Cambray Digny vuol partecipare al comitato permanente di Roma e propone di pubblicare i resoconti delle discussioni nel "Giornale degli economisti", come avviene in Francia per la Società di Parigi.

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Documento Sull'ordine del giorno

Lettera di De Viti De Marco inviata al presidente dell'Associazione monarchica liberale con l'ordine del giorno votato dall'associazione, dove lo invita ad aderirvi in modo da formare un movimento di opposizione alla politica di lavori pubblici, di spese militari e di nuovi debiti ed imposte dell'attuale Ministero.

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Documento Sul riordino della finanza

De Viti De Marco concorda sul discorso fatto da Cambray Digny quando afferma che occorra disfare la politica ferroviaria, doganale e commerciale per riordinare la finanza. Critica però le sue giustificazioni ritenendole non politicamente logiche, in quanto la politica del Ministero nel contrarre il debito serve ad assicurarsi un "lungo pareggio a base di debiti su cui riposare ed addormentarsi più tranquillamente".

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Documento Concorso di Napoli

La Commissione per il concorso di Napoli sarà composta da: "Messedaglia, Lampertico, Ricca, Loria, Cognetti, Toniolo, Ponsiglioni". De Viti De Marco trasmette a Messedaglia l'invito, mosso da numerosi candidati, ad accettare l'incarico di commissario, data l'importanza del concorso: basterà la sua presenza a "impedire manovre partigiane".

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Documento De Viti De Marco non potrà sostituire Messedaglia all'Università

De Viti De Marco comunica a Messedaglia che per ragioni di carattere familiare non tornerà in tempo dagli Stati Uniti per sostituirlo negli esami di Economia e di Statistica. Lo informa inoltre di aver continuato lo studio sulle banche e cominciato a mettere ordine alle lezioni di finanza con "l'intenzione di stamparle per circolazione universitaria".

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Documento Commento su concorso

Breve commento sul concorso e sul giudizio dato a Lorini.

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Documento Sostituzione di Messedaglia

De Viti De Marco informa Messedaglia che la Facoltà ha accolto la sua domanda di congedo per "ragioni di malattia in famiglia" e ha nominato supplenti lo stesso De Viti per l'insegnamento dell'Economia e Bosco per l'insegnamento della Statistica.

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Documento Notizie relative ai corsi universitari di Messedaglia

De Viti de Marco aggiorna Messedaglia sull'andamento delle lezioni - specificando di aver tralasciato la genesi storica - e si accorda sulla parte che Messedaglia dovrà tenere.

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Documento Rientro in Italia

Invia le condoglianze per la morte del fratello di Messedaglia. Lo informa che rientrerà presto in Italia nonostante le meravigliose proposte del governo della Repubblica. Si dice pronto a rientrare e combattere le proprie battaglie e ad affrontare la "solita combriccola": Pantaleoni ed il gran Maestro De Viti che per partito preso demoliranno anche l'ultimo libro.

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Documento Presentazione "Preparando la Riforma Tributaria"

Nina chiede a Messedaglia di scrivere anche una sola riga da poter stampare, con accanto il nome, sulla prima pagina del suo libro "Preparando la riforma tributaria" ed essere così agevolato nell'ottenere la libera docenza. Il lavoro si occupa delle quote minime, argomento affrontato anche in sede di laurea con De Viti. Ricorda che la commissione dei XV respinse i progetti dell'on. Chimirri basandosi su un suo scritto a proposito delle quote minime e apparso sull'Economista, e di aver pubblicato una quindicina di lavori di finanza in riviste tedesche e italiane, tra cui il giornale di De Viti.

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Documento I vari tipi d'indagine nell'ambito dell'economia finanziaria

Dopo aver precisato che lo studio dell'economia finanziaria in Italia ha come oggetto specifico "l'attività dei sindacati, in dipendenza della concezione e attuazione dello Stato corporativo", accanto alla "attività dei vari organismi semipubblici o parastatali, che si sono venuti moltiplicando, per meglio sopperire a molteplici esigenze", Renzo Fubini precisa come la differenza tra l'economia e la finanza risieda nel suo carattere "contingente", in quanto "corrisponde ad una particolare organizzazione statale, propria non di tutti i tempi, ma solo della nostra civiltà". In Italia "in contrasto con la tradizione inglese, ed anche con la tradizione tedesca che concepisce la finanza prevalentemente come una disciplina politica, si è concepita la finanza come una vera e propria scienza, che ha rapporti con l'economia, ma che ha, di per sé, una individualità sua propria". A questo punto Fubini si chiede se non sia il caso di considerare più opportunamente la finanza "semplicemente un ramo dell'economia applicata", evitando che la pretesa autonomia scientifica della finanza si traduca in teoria astratta e lontana dal contesto reale. Per Fubini finanza e politica economica sono "in sostanza una disciplina sola". Se i materialisti considerano la finanza una "soprastruttura sistematica dell'economia" - e, in questo senso, per Fubini, Marx "è più fisiocratico che ricardiano" - sulla stessa linea di pensiero si collocano gli scrittori detti comunemente edonisti, per i quali il fenomeno finanziario è "un complemento, considerato sub specie aeternitatis del fenomeno economico stricto sensu". Tra questi ultimi scrittori Fubini annovera De Viti de Marco, Einaudi, Graziani. I loro studi, secondo Fubini, "non si possono applicare, se non con molte cautele e riserve, a specifiche realtà concrete". Critico è anche l'atteggiamento di Fubini nei confronti di Vilfredo Pareto, "il quale considera i problemi finanziari frammentariamente in relazione alle proprie indagini sociologiche", a cui contrappone come modello positivo di studioso delle finanze Maffeo Pantaleoni, il quale affronta i problemi finanziari "partendo dai più diversi punti di vista". Pantaleoni, però, come nota lo stesso Fubini, fu "essenzialmente un grande isolato e se infinite sono le suggestioni che emanano dai suoi studi, è difficile porsi realmente sulle sue tracce e lavorare sistematicamente secondo le sue direttive senza soverchie stonature". Il vero esempio da seguire sarebbe dunque quello del "maestro inglese" Marshall, il quale "attribuisce ai fenomeni finanziari in parte origine economica secondo l'indirizzo neoclassico e in parte origine extraeconomica secondo l'indirizzo classico inglese".

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Documento Conferenza "Il Mezzogiorno"

Conferenza intitolata "Il Mezzogiorno" e tenuta l'8 luglio 1959 da Giuseppe di Nardi, in cui l'autore propone una lettura critica del problema meridionale, sollevando non poche polemiche contro gli scopritori della tarda ora della questione meridionale e contro gli opportunisti sfruttatori della situazione del Mezzogiorno. Di Nardi presenta come modelli di ragionamento e di studio tre valenti economisti italiani: Maffeo Pantaleoni, Antonio de Viti de Marco e Rodolfo Benini.

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Documento "Discussioni sull'entrata in guerra dell'Italia", 1915

Opuscolo a stampa di 20 pagine con sottolineature e segni a matita su atti parlamentari relativi alle discussioni in Parlamento circa la partecipazione dell'Italia alla guerra in atto.

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Documento Saggio su Antonio de viti de Marco

Nove copie a vari stadi di lavorazione del saggio di Zanotti Bianco su Antonio de Viti de Marco pubblicato in: 1) Nuova Antologia, Num. 1935, Marzo 1962, pag. 337-354. 2) Meridione e Meridionalisti. Roma, Collezione Meridionale Editrice Num. 1964, pag. 329-335.

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Documento Biglietto

Biglietto manoscritto con ricordi relativi al rifiuto del giuramento di fedeltà al regime fascista di Antonio de Viti de Marco.

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Documento Dattiloscritto: Funzione della banca

Dattiloscritto con correzioni e aggiunte scritte a mano da de Viti di due capitoli del volume La funzione della banca: cap. I (frontespizio + 37 fogli numerati), cap. II (frontespizio + 32 fogli numerati).

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