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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Archivio territorialmente differenziato

La disomogeneità delle banche-dati regionali incluse nel sito non riflette i diversi interessi scientifici dei ricercatori che hanno partecipato al progetto ma è il risultato della storia  del nostro Paese, con alcune città o Stati che attrassero i ceti intellettuali del paese. Così, ad esempio, Napoli, capitale per secoli di un vasto regno che comprendeva la maggior parte dell'Italia meridionale, agì da centro politico, amministrativo, economico e culturale di questo Stato. Inoltre, grazie al suo ruolo di grande capitale europea, Napoli attrasse anche intellettuali dal resto della penisola (e da altri Paesi europei). Queste circostanze danno ragione del fatto che a Napoli si conservano ancora le carte di molti economisti del periodo pre-unitario, non solo napoletani o campani, ma anche provenienti da altre regioni meridionali (come Ferdinando Galiani, abruzzese, o Luca de' Samuele Cagnazzi, pugliese); mentre altre regioni sono, da questo punto di vista, molto meno ricche. La scelta di non limitarsi a considerare solo gli economisti più noti, ma di includere (per adottare una definizione di Schumpeter) anche la "truppa", nasce dall'esigenza di rintracciare, pur entro ben determinati confini, le vie molteplici dello sviluppo del pensiero economico in un così variegato contesto culturale.

 

Dopo l'unificazione, Roma divenne presto il nuovo centro di attrazione. Ciò spiega l'alta concentrazione nella capitale degli scritti di economisti italiani del ventesimo secolo. Le altre regioni meridionali non trassero beneficio da questo mutamento, poiché Napoli fu semplicemente sostituita da Roma come centro di attrazione dei principali economisti (per esempio, de Viti de Marco), che spesso lasciarono i loro scritti nel nuovo centro politico del Paese. Cosa accadde invece nelle altre aree geografiche? Sia prima che dopo l'Unità, la situazione delle regioni centro-settentrionali è sempre stata politicamente e culturalmente più "policentrica" rispetto alle regioni meridionali. Ciò, assieme alla maggior forza dell'economia, ad un più diffuso benessere, alla presenza di molteplici università e case editrici, dà ragione del fatto che, in queste regioni, fondi manoscritti sono territorialmente più diffusi che nel Sud: come le varie ricerche condotte sugli archivi degli economisti hanno mostrato, Torino, Milano, Venezia, Padova, Bologna, Firenze, custodiscono ricchi depositi di manoscritti di economisti di alto profilo. E poiché, dopo l'Unità, alcune di queste città, pur perdendo il loro status di capitali politiche, non persero il loro ruolo di capitali economiche e/o culturali, esse conservano anche interessanti archivi di economisti del XX secolo. Come esempio di questa vitalità culturale si può citare il caso di Firenze dove, nell'archivio di Altiero Spinelli, si conservano le carte di economisti di primo piano del XX secolo.