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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


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Documento Lettera di Vilfredo Pareto a Vittore Pansini

Vilfredo Pareto parla della lontananza delle sue idee da quelle di Colajanni, di Pantaleoni e di Zorli, e della politica del presidente degli Stati Uniti d'America Wilson che "opera molto diversamente da ciò che predica". Discute infine di Enrico Barone, assurto a notorietà mondiale con i suoi studi sull'economia pura (1), molto apprezzato da Pareto fin dall'inizio della sua attività di economista. Lettera di cui si conserva anche la busta indirizzata così: "Ill.mo signore Vittore Pansini Sostituto Procuratore del Re. Macerata (Italie)". Timbro postale di Céligny del 23-I-919. (1) Vedi nota bibliografica.

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Documento Corrispondenza: Vilfredo Pareto a Enrico Barone (04-09-1913)

Lettera di Pareto a Enrico Barone spedita da Céligny il 4 settembre 1913, nella quale si affrontano tematiche legate al problema della regolazione dei prezzi e dei cambi sul mercato internazionale, in regime di libero scambio. In questa lettera Pareto confuta le affermazioni sostenute da Barone nell'articolo "il cambio, la politica finanziaria e la crisi. Il giudizio del prof. Barone sulle oscillazioni del cambio", apparso in data 3 settembre 1913 sul "Giornale degli Economisti". Pareto non concorda con le affermazioni sostenute da Barone, con cui quest'ultimo dimostrava che la circolazione monetaria non è maggiore di quella che si avrebbe in un regime aureo. Vedi anche nota bibliografica.

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Documento Proposta di pubblicazione

Pantaleoni propone all'editore Giovanni Laterza la pubblicazione di un libro di Enrico Barone intitolato "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto", di cui egli stesso avrebbe scritto la prefazione.

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Documento Stato del manoscritto di Enrico Barone

Enrico Barone, comunica a Giovanni Laterza, tramite il suo segretario, dell'indisposizione temporanea che gli avrebbe impedito di rispondere prontamente alla lettera di sollecitazione ricevuta dalla stessa casa editrice, in cui gli si chiedeva di render conto dello stato del manoscritto "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto" da lui prodotto.

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Documento Libri ricevuti

Enrico Barone informa Giovanni Laterza di aver ricevuto il libro di Weber intitolato "Parlamento e governo nel nuovo ordinamento della Germania".

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Documento Consigli sulla pubblicazione del manoscritto

Il professor Enrico Barone comunica all'editore Giovanni Laterza che il suo volume manoscritto "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto" è pronto da circa un mese. Esso si conclude con gli eventi di Caporetto, inclusa la parte manoscritta non pubblicata sulla "Vita italiana". Tuttavia, "ragion di manifesta opportunità, dopo le recenti polemiche, consigliano di rimandare la pubblicazione di un po'. E tali ragioni - evidenti, senza che io abbia a spiegarle - si riassumono in queste: 1. Non conviene la pubblicazione prima che la pace sia firmata; 2. Non conviene la pubblicazione prima che la commissione d'inchiesta abbia reso note le sue conclusioni." Barone esplicita a Laterza di voler conservare la possibilità d'apportare "ritocchi storici o polemici che potrebbero essere addirittura sostanziali pel capitolo Caporetto".

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Documento Spedizione del manoscritto La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto [1919]

Barone informa Giovanni Laterza che Il volume manoscritto "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto" prodotto da Enrico Barone è pronto per essere spedito.

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Documento Compensi per la pubblicazione in corso

Barone chiede a Giovanni Laterza chiarimenti sul compenso previsto dalla pubblicazione del suo libro, "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto".

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Documento Correzioni alla bozza

Barone informa Giovanni Laterza di aver corretto l'ultima parte della bozza del suo lavoro "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto".

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Documento Viaggi di Pantaleoni

Maffeo Pantaleoni comunica a Laterza che il 27 agosto si sarebbe recato a Parigi e che di lì avrebbe poi raggiunto l'amico Vilfredo Pareto. Nella stessa lettera egli consiglia Giovanni Laterza di rivolgersi ad Enrico Barone per avere un'Appendice al volume prossimo alla pubblicazione, "La fine provvisoria di un'epopea". L'Appendice - precisa Pantaleoni - potrebbe essere incentrata sulla Relazione della Commissione d'Inchiesta. Secondo Pantaleoni Barone sarebbe diventato presto ministro della guerra: "Bisognerebbe venire ad accordi con lui prima di questo evento, perché dopo forse non potrebbe scrivere per ragioni politiche e ad ogni modo non avrebbe il tempo di farlo". In conclusione della lettera Pantaleoni annuncia la sua intenzione di pubblicare un trattato di economia in due volumi.

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Documento Osservazioni sul libro di Enrico Barone

Secondo Maffeo Pantaleoni il volume intitolato "La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto" di Enrico Barone, andrebbe "a ruba" in Germania come in Italia. a Pantaleoni, inoltre, esprime a Giovanni Laterza le sue previsioni sulle future nomine ministeriali: "Le elezioni andranno male, come spero, per quella canagliola di Nitti. Barone non diventerà più ministro e dovrebbe fare allora egli il secondo volume 'Da Caporetto a Vittorio Veneto'".

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Documento Sulle vendite del suo lavoro

Enrico Barone comunica a Giovanni Laterza che le vendite del suo volume "Storia della guerra" ["La storia militare della nostra guerra fino a Caporetto"] sono discrete.

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Documento Considerazioni sulla crisi politica in Italia e sul ruolo di Salandra per sanarla

Pantaleoni discute con Salandra della raccomandazione di Di Giorgio (?), "uomo intelligentissimo come so dal suo professore (Enrico) Barone, (...) anche originale di pensiero, ma privo di senso morale quando il suo interesse è in giuoco". Ha perso anche la stima di Barone dopo aver avuto un atteggiamento ambiguo rispetto alla questione di Cadorna. Già aveva dato prova della "sua mancanza di carattere allorché alla Camera, avendo dal Nitti la promessa del Ministero, lodò i socialisti, cioè, dichiarò non negare loro patriottismo, mentre in discorsi privati riconosce che contribuirono potentemente al disastro di Caporetto". Pantaleoni esprime poi le sue perplessità sulla nuova Camera di Deputati, composta da "tutti novellini, i quali per nove mesi saranno pulcini nella stoppa", la maggioranza priva di alcuna coltura politica profonda, non avrà un sistema organico in testa, basato su studi storici, su studi di diritto pubblico, su cultura economica, su conoscenza di condizioni di fatto all'estero. Sarà fronteggiata da problemi colossali, che non si risolvono con "i clichés elettorali" . Inoltre "più di prima le organizzazioni fuori Camera influiranno sulla Camera, ossia più di prima saravvi un'opinione pubblica che avrà un peso maggiore di prima. La Camera sarà più debole". Pantaleoni esprime un forte senso di nostalgia per i tempi della sua giovinezza, quando grandi uomini che fecero l'Italia erano alla Camera e al Senato. Nel presente, invece, tutto gli appare in decadenza. "Ora lei ha nel paese 'fuori camera' una base che non va lasciata sgretolarsi, ma va coltivata, ingrandita, rafforzata a ciò che possa gareggiare con la base socialista e la clericale. E questo deve essere opera di coloro che ritengono la sua opera utile al paese! (...) L'attuale regime, con la sua gragnola di decreti, uno più assurdo dell'altro, soprattutto con la sua distruzione dell'industria agricola e con la sua distruzione del commercio se non viene presto un governo sensato, conduce a una rivoluzione-dittatura che sarà o quella dei socialisti o quella degli uomini d'ordine. La sua funzione può essere quella di salvarci da queste necessità. Per la dittatura occorrono uomini nuovi e ve ne sono a josa. Per la conservazione di un regime liberale francamente non vedo che lei. Altri sono troppo incompleti, unilaterali, non hanno reso i servizi che lei ha resi".

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Documento Partenza di Pantaleoni per Fiume e sua sostituzione all'Università di Roma

Pantaleoni invia a Salandra copia della lettera indirizzata al preside di Facoltà dell'Università di Roma nel momento in cui decide di partire per Fiume. Scrive, infatti, che, poiché ha accettato "di servire il campo di Fiume e della Dalmazia, in quel modo come meglio potrò e saprò, contro ogni eventuale decisione dell'attuale governo, e nella speranza che l'ordine, il rispetto del diritto, la difesa della proprietà e la libertà di lavoro non continueranno a essere manomessi dall'attuale governo, come lo furono del governo di Nitti, da Fiume possa venire la parola sanatrice e l'atto riparatore. Non potrò perciò riassumere la mia lezione all'università di Roma per i mesi di novembre, dicembre e gennaio. Da ciò il mio dovere di chiedere alla signoria vostra e alla Facoltà che ella presiede una qualche forma di licenza durante la quale i miei stipendi staranno interamente devoluti a chi mi sostituirà. Se mi è lecita la risposta, della quale la Facoltà e lei faranno quel conto che vorranno, amerei vedermi sostituito, tra i liberi docenti, soltanto dal collega Broglio D'Ajano, o altrimenti dal professor Enrico Barone della Reale Scuola Superiore di Commercio, o altrimenti ancora dal prof. Umberto Ricci dell'Istituto Internazionale d'Agricoltura di Roma. L'erario non soffrirebbe un centesimo di danno e l'impegno sarebbe svolto con coscienza e competenza senza aggravio di lavoro per alcun collega della sua facoltà. Sono dolente di creare questo imbarazzo alla facoltà. Se questo imbarazzo dovesse essere diminuito da una mia domanda d'aspettativa, o da altro mio procedimento, la prego di volermene suggerire ed essere certo che sarà senz'altro accettato".

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