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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI


Fiorese Sabino

Grumo Appula (Bari) 1851 - Bari 1935
Pagina Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/sabino-fiorese_(Dizionario-Biografico)



Documento Relazione del rettore Prof. dott. Sabino Fiorese pronunciata il 5 dicembre 1926 per l'inaugurazione dell'anno accademico 1926-27

In occasione del cinquantenario dalla fondazione della Scuola di Commercio, il professor Sabino Fiorese ricorda Tommaso Columbo, "intelletto alacre ed operoso", che ne propose la fondazione alla Camera di Commercio ed Arti sul modello di una scuola attiva a Trieste. Ne ricorda la trasformazione in Istituto Superiore, i nomi prestigiosi di docenti che vi militarono, da Pantaleoni a Benini a Bertolini. Ricorda poi l'attivismo di Salvatore Cognetti De Martis nel 1884 per ottenere l'approvazione ministeriale all'istituzione di un Ateneo universitario a Bari, costata tante delusioni prima di essere soddisfatta solo con Mussolini. Interessante nota sul patrimonio bibliotecario nel 1926: vi si contano 9000 volumi di opere economiche, giuridiche, geografiche, letterarie e storiche, oltre a circa 400 riviste. Nella parte conclusiva della relazione Fiorese esorta i giovani a sostenere i principi "di quella economia classica che sdegnò sempre qualsiasi accettazione di sofismi sul materialismo economico, qualificato eziandio come materialsimo storico". Li invita a riconoscere proprio "in quel materialismo irrazionale e contrario all'idea di volontà da cui parte l'idea di libertà, [...] la causa prima di tante sciagure sociali". La relazione si conclude con la presentazione del discorso inaugurale tenuto dal professor De Semo, titolare di Diritto Commerciale, marittimo e industriale su "I rapporti collettivi del lavoro nella legislazione del governo nazionale".

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Documento Il pensiero economico nella moderna sociologia

Il discorso fu pronunciato dal professore ordinario Sabino Fiorese per l'inaugurazione dell'anno accademico 1898/99. Il discorso è incentrato sul tema del pensiero economico nella moderna sociologia e si propone come risposta critica ai non "pochi strali avvelenati e derisioni che gli incauti di ogni maniera lanciano contro la scienza dell'Economia politica", la quale "continua ad avere due ordini di nemici assai potenti: l'odio delle moltitudini, appena avvezze agli studi", che accusano gli economisti di difendere capitalismo, possidenza, monopoli industriali, e la schiera dei sociologi che hanno "voluto separare la scienza delle ricchezze da quella che esamina la morfologia e la fisiologia sociale". Nel corso del discorso Fiorese contesta l'idea base del socialismo secondo la quale l'uguaglianza sarebbe "un bene naturale", in quanto al contrario "la natura, nel suo dinamismo, è fonte di sperequazione, ed è la negazione assoluta di qualsiasi parità di beni, di agiatezza e di vita". L'effetto psicologico dell'ideale di uguaglianza è a suo parere una diffusa "nevrosi economica" che si estrinseca in un'ossessiva ricerca dei beni e in una confusione tra merce, lavoro, danaro ed onore. Quanto poi alla pretesa di separare gli studi sociologici da quelli economici, egli si oppone, dal momento che i due saperi sono strettamente correlati tra loro: "occorre alla scienza che guarda il modo onde ricchezza si produce e si comparte mettere in correlazione il fatto sociale con quello edonistico; ed armonizzare principalmente lo Stato con l'individuo e la legge codificata con quella economica". Conclude con un accorato appello ai suoi allievi affinché si ricordino come "l'economia politica [...] è un sostegno sociale, è una pubblica difesa. Individualismo senz'ultimo termine non può concepirsi; e questo è anarchia. Collettivismo senza ultimo termine non può neppure intendersi; e questo è negazione dell'io, del pensiero, della vita, di tutto. Se dunque la ragione non erra, è da pensare, che non esistano economie individuali, nel vero senso della parola; e che invece esista un'economia sociale, che è legge di Stato, di famiglia e di avvenire progressivo".

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Documento In memoria del professor Bertolini Angelo. (Parole pronunziate sul feretro, dal Rettore prof. Comm. Nicola Garrone)

"Angelo Bertolini viveva a Bari da oltre trent'anni, e di Bari aveva inteso tutte le aspirazioni, aveva seguito con passione il rapido moto ascensionale, aveva studiato i problemi più vitali e concorso a tutelare interessi vitalissimi, talché egli si sentiva e si dichiarava da se stesso cittadino di elezione". Così inizia il discorso commemorativo del prof. Nicola Garrone, allievo del Bertolini, per sottolineare il forte legame tra il defunto e la città di Bari, dove era giunto nel 1892, chiamato dal professor Maffeo Pantaleoni, all'epoca direttore della Regia Scuola Superiore di Commercio, per occupare la cattedra di Scienza delle finanze. Vengono in sintesi ripercorse le fasi salienti della sua carriera intellettuale, dall'incarico dell'insegnamento di Statistica nella Scuola di Venezia, dove aveva appena conseguito nel 1883 la licenza della Sezione Magistrale di Economia e diritto, all'incarico nello stesso istituto di Economia, alla nomina a professore ordinario di Economia Politica e Scienza delle Finanze presso l'università di Camerino, alla contemporanea docenza libera di Economia Politica presso la Regia Università di Bologna, fino all'approdo a Bari. Si ricorda il concorso vinto nel 1903 per il posto di segretario generale della Camera di Commercio di Bari, il cambio nel 1913 della cattedra di Scienza delle Finanze, fino ad allora da lui tenuta, ma in seguito al cambio di statuto del 1913 accorpata ad Economia Politica ed affidata a Sabino Fiorese, con la cattedra di Politica Commerciale e Legislazione doganale, insegnamento tenuto fino alla morte. Quanto al suo pensiero economico, di matrice liberista, gli si riconosce una diretta filiazione dal "maestro" Francesco Ferrara e gli si attribuisce il merito di essersi mantenuto coerente con le stesse dottrine, "pur nel mutare delle circostanze e degli eventi, e pur nel dilagare di opposte correnti, combattendo tutte le forme di interventismo e sorridendo di tutti i vincolismi antichi e nuovi e nuovissimi". Liberista dalla cattedra e nella Camera di Commercio, qui strinse una forte amicizia con il presidente Antonio De Tullio.

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Documento Prospettive di lavoro e di esportazioni

E' l'elenco delle conferenze tenute al corso libero per l'incremento del commercio con l'oriente dal professor Sabino Fiorese. Se ne riportano i titoli generali: 1. Le concezioni edonistiche. 2. La Nazione e il territorio. 3. Effetti economici dello stanziamento di popolazione. 4. Necessità italiane nei rapporti commerciali con l'estero. 5. Difficoltà organiche della emigrazione. 6. Difficoltà economiche della emigrazione. 7. I provvedimenti del Governo Nazionale. 8. I nuovi problemi della economia nazionale. 9. L'Italia ed i suoi diritti coloniali. 10. Le colonie d'Italia. 11. La grande guerra e le speranze coloniali.

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Documento Discorso pronunciato dal Prof. Sabino Fiorese il 22 maggio 1929, scoprendosi la lapide dedicata dall'Istituto alla memoria dei suoi studenti caduti nella guerra mondiale

La scopertura della lapide commemorativa si traduce in occasione per esaltare la "rivoluzione d'Italia" iniziata nell'ottobre 1922 con l'avvento del fascismo a cui Fiorese attribuisce il compito di restituire all'Italia la grandezza economica e politica perduta nel corso della prima guerra mondiale. Brevi cenni encomiastici anche al sistema corporativo che ha sostituito quello dei sindacati e alla dottrina fascista che avrebbe segnato il tramonto definitivo di quella positivista e materialista.

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