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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI


Arrivabene Giovanni

Mantova 1787 - Mantova 1881
Pagina Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-francesco-arrivabene_(Dizionario-Biografico)/
Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Arrivabene

Figlio del conte Alessandro e di Adelaide Malaspina della Bastia, durante l'occupazione napoleonica fu costretto all'esilio insieme alla famiglia, ritenuta leale all'Austria. Di idee liberali, rientrato in Patria con la Restaurazione, fondò nei suoi possedimenti una scuola di mutuo insegnamento, frequentata da duecento fanciulli. L'impronta liberale suscitò i sospetti degli austriaci, che imposero la chiusura della scuola e arrestarono Arrivabene (1821). Rilasciato, si rifugiò dapprima in Svizzera, quindi in Belgio e infine a Londra. Nell'ambito del processo che condannò i cospiratori milanesi... a capo dei quali il tribunale austriaco pose il conte Federico Confalonieri, il 21 gennaio 1824 Giovanni Arrivabene fu condannato a morte in contumacia[1] . La confisca dei beni e la condanna capitale gli furono revocate nel 1838. Prese parte ai moti del 1848 in Lombardia e, dopo la loro repressione, trovò nuovamente rifugio in Belgio, dove si dedicò ad opere benefiche. Nel 1859 rientrò in Patria e l'anno seguente fu nominato Senatore del Regno. Pubblicò volumi di economia e di storia e le Memorie della mia vita. Continua a leggere



Opera Alcuni scritti morali ed economici  

Stabilimento Civelli, Firenze (1870)

Opera Delle istituzioni agrarie del Belgio  

Tipografia G. Gaston, Firenze (1867)

Documento Sulla costituzione di un'associazione di economia

Scrive Bodio: "...Sentii dire che si è costituita costì in Firenze una Associazione italiana di Economia Politica di cui sarebbe presidente il conte Arrivabene e lei, professore, segretario perpetuo. Se una tale società intende essere italiana e se sarà numerosa di voci, potrei ancor io aspirare all'onore di farne parte?...". Sulla storia di questa società cfr. P. Asso,

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Documento Considerazioni sulla Società di economia politica italiana

Arrivabene si dispiace di non poter essere presente alla riunione della Società di economia politica, "tanto più lieto dopo non avere essa (colpa delle passate miserie politiche) dato per lungo tempo segno di vita".

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Documento A proposito della Società di economia politica italiana

Arrivabene auspica la nascita della Società di economia politica, che sinora non si è potuta costituire, "per la difficoltà dei tempi".

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Documento Sulla Società di economia politica italiana

Scrive Arrivabene: "...la società vuol vivere, malgrado il caldo e la politica che calda purtroppo è sempre".

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Documento Commemorazione di Salvatore Cognetti de Martiis letta dal professor C. G. Albonico, alla R. Accademia Virgiliana, nella adunanza del 6 dicembre 1901

La commemorazione di Salvatore Cognetti de Martiis in una seduta della Reale Accademia Virgiliana è giustificata dal fatto che l'economista ne fu socio. Albonico si rammarica che il suo saggio "La manodopera nel sistema economico" sia rimasto incompiuto, dal momento che "l'Autore ha in Italia posto eminente tra gli scrittori che, valendosi del metodo positivo e in special modo delle induzioni e delle analogie biologiche, affermano le leggi dell'Economia Politica". Ricorda l'ultimo anno di vita del Cognetti de Martiis, i mesi di soggiorno a Roma e poi il ritorno a Torino, per inaugurare il corso di Economia Politica presso la Regia Università con una prolusione, l'ultima, su L'idea economica in Gioberti. Così l'onore che Albonico riserva all'amico è annoverarlo insieme con Melchiorre Gioja, Pellegrino Rossi, Antonio Scialoja, Giovanni Arrivabene, Marco Minghetti, Luigi Luzzatti, i quali "assisero l'Economia Politica su alto soglio del sapere della Patria" e che "ordinarono forme, fondarono istituzioni economiche per il benessere delle popolazioni, per la ricchezza e lo splendore del Regno". Il ruolo di Salvatore Cognetti de Martiis fu di "avvicinare più o meno secondo i loro termini comuni ed i principi classici le nuove scuole economiche", attenuando "gli effetti de' loro errori" e, soprattutto, contrapponendosi al presente procedere incerto degli studi economici dopo la morte del "genio" Francesco Ferrara.

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