Logo ASEE

ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI


Bastiat Frédéric




Nessun documento disponibile per questa tipologia



Nessun documento disponibile per questa tipologia



Nessun documento disponibile per questa tipologia


Documento "Economia Pubblica. Lezioni date ad alcuni amici nell'inverno 1855-1856"

Carte autografe del Minghetti relative a lezioni (in numero di 40) date ad alcuni amici nell'inverno 1855-1856. Argomenti trattati nelle lezioni (così come riportati nelle intitolazioni alle lezioni stesse): "Lezione I-Considerazioni preliminari-Il concetto che gli antichi ebbero della scienza economica-Abbozzo delle condizioni economiche degli antichi; Lezione II-Abbozzo delle condizioni economiche del Medio Evo; Lezione III-Abbozzo delle condizioni economiche dei tempi moderni-Cenni sulla origine e i progressi della scienza specialmente in Italia; Lezione IV-Importanza dei fatti economici e della scienza nella prima metà del secolo XIX; Lezione V-Obiezioni ad accuse alla scienza economica confutata; Lezione VI-Considerazioni preliminari alla definizione dell'Economia Publica-Esame delle definizioni che ne hanno dato i più illustri scrittori-Concetto della Economia come scienza e come arte-Sue attinenze colle altre scienze e suoi limiti; Lezione VII-Sunto della lezione II [del corso di Economia Pubblica] di Pellegrino Rossi-Osservazioni sulla teorica dell'autore-Si conclude definendo l'Economia Publica; Lezione VIII-Definizioni preliminari di alcuni vocaboli principali della scienza-Ricchezza-Valore; Lezione IX-Di alcuni altri sensi della parola ricchezza, della offerta e della domanda, della produzione e della [consumazione ?]-Prodotti materiali e immateriali-Consumo produttivo e improduttivo; Lezione X-Digressione nella quale rispondendo ad alcune [obiezioni] si chiarisce l'analisi delle idee di ricchezza e di valore, degli [agenti ?] di produzione-Terra; Lezione XI-Del lavoro-Del capitale; Lezione XII-Delle macchine-Della cooperazione al lavoro (associazione al lavoro-divisione del lavoro); Lezione XIII-Della produzione in grande-Della coltivazione in grande e in piccolo; Lezione XIV-Della concorrenza; Lezione XV-Organizzazione del lavoro-Confutazione delle opinioni dei socialisti; Lezione XVI e Lezione XVII-Legge dell'aumento dei prodotti della terra-Teorica di Ricardo-Teorica di Carey e di Bastiat; Lezione XVIII-Leggi dell'aumento del capitale; Lezione XIX-leggi dell'aumento del lavoro-Principio della popolazione di Malthus; Lezione XX-Della distribuzione della ricchezza-Del prodotto da ripartirsi e delle persone che concorrono alla ripartizione; Lezione XXI e Lezione XXII-Della legge secondo la quale il prodotto si riparte spontaneamente e data la libera concorrenza-Dei salarii; Lezione XXIII-Segue dei salarii-Conseguenze della legge esposta-Rimedi ai bassi salarii; Lezione XXIV-Dei profitti; Lezione XXV-Della rendita-[Armonie e antinomie ?] dei salarii, dei profitti e delle rendite; Lezione XXVI-Della ripartizione consuetudinaria della ricchezza; Lezione XXVII-Titolo giuridico delle persone che concorrono alla ripartizione del prodotto-Rinumerazione del lavoro-Profitto sul capitale-Legittimità di questo profitto, dell'interesse-Ingerenza governativa-Leggi sull'usura; Lezione XXVIII-Rendita del proprietario del diritto di proprietà; Lezione XXIX-Dell'ingerenza governativa nella distribuzione delle ricchezze-Leggi di successione-Beneficenza pubblica; Lezione XXX-Del consumo-Del lusso; Lezione XXXI-Dello scambio-Del valore dell'offerta e della dimanda-Del costo di produzione dei monopolii; Lezione XXXII-Impossibilità di una misura assoluta del valore della moneta; Lezione XXXIII-Della moneta e dei metalli preziosi; Lezione XXXIV-Della circolazione e della carta moneta; Lezione XXXV- XXXVI e XXXVII-Del credito-Delle banche-Delle crisi commerciali-Del debito pubblico; Lezione XXXVIII-Della società commerciale; Lezione XXXIX-Delle imposte; Lezione XL-Idea generale dell'economia come scienza e come arte e delle sue attinenze colla morale col diritto e colla politica-Delle condizioni economiche dell'Europa rispetto al progresso della civiltà".

Scheda del documento  

Documento "Ferrara. Prefazione alle armonie di Bastiat"

Note di lettura autografe del Minghetti relative alla prefazione di Ferrara all'opera Harmonies economiques del Bastiat.

Scheda del documento  

Documento "Bastiat Harmonies Economiques"

Estratto autografo del Minghetti dell'opera Harmonies economiques di Bastiat.

Scheda del documento  

Documento "Sophismes Economiques par Bastiat"

Estratto autografo del Minghetti dell'opera Sophismes Economiques di Bastiat.

Scheda del documento  

Documento Di Giovanni Pinna Ferrà e delle sue teorie economiche e sociali

Sul frontespizio vi è una dedica autografa di Coletti: "All'amico mio Angelo Bertolini in segno di verace stima. F.Coletti". Nell'opuscolo Coletti esamina criticamente il pensiero economico di Giovanni Pinna Ferrà, apprezzandone lo "squisito senso della necessità pratica", che lo aveva portato a non lasciarsi condizionare dai "preconcetti" della scuola sassarese in cui insegnava, a tal punto da non ammettere in certi casi i vantaggi di un intervento statale a supporto dell'iniziativa individuale, "colà dove gli individui non avrebbero, singolarmente, né il tornaconto né la forza di operare". Quanto alle teorie economiche generali professate dal Pinna Ferrà, debitrici della "concezione delle armonie economiche, che era propria, se non veramente del Ferrara, della scuola ottimista del Say, del Dunoyer, dello Chevalier, e soprattutto del Carey e del Bastiat", esse sono state stroncate dalla critica, che avrebbe mostrato come la loro smentita scaturisse dalla stessa "libera concorrenza che, agendo attraverso le forze e gli interessi che animano la società capitalistica, conduce non di rado alla negazione di se stessa, al monopolio, all'eliminazione, cioè, degli effetti edonistici sperati dalla vecchia scuola". Né "più positiva" era apparsa alla critica la "concezione delle armonie sociali", in cui Pinna Ferrà aveva creduto. "La realtà economica - scriveva Coletti - dei paesi più progrediti si risolve in una serie di conflitti palesi o latenti. Gli equilibri sociali che, di volta in volta, risultano come effetti delle lotte economiche combattute, non sono che stati o condizioni fuggenti e non rivelano che una semplice armonia meccanica o di proporzione di forze, non un'armonia di giustizia economica". Ma, se la critica aveva "corroso la base sociale dell'idealismo liberista e della politica economica della scuola a cui appartenne Pinna Ferrà", non altrettanto aveva potuto fare per "una parte notevolissima delle teorie più tecnicamente economiche, che la spregiudicata e acuta mente del Ferrara aveva estratto e genialmente ricomposto dalle altrui dottrine". L'Economia contemporanea si era riavvicinata alle teorie del Ferrara e, in particolare, a quella del valore, da molti abbandonata in favore dell'approccio teorico della scuola classica inglese. Gli economisti contemporanei tendevano a riconciliare i principi ferrariani e quelli della tradizione classica inglese come parti di un'unica teoria generale "più integrale e complessa". "Spettacolo consolante" questo, che allietò, secondo Coletti, gli ultimi anni di vita di Pinna Ferrà. Nella parte conclusiva Coletti traccia un quadro commosso delle virtù morali ed intellettuali di Pinna Ferrà, "uno di quei tipi nobilissimi di cui si va perdendo lo stampo [...], raccomandato alla memoria di pochi". In appendice è riportato un elenco di tutte le pubblicazioni del professore sardo, compilato da Coletti con la collaborazione del figlio Michele Pinna Ferrà. Si tratta di 21 titoli, da Genesi del diritto e della moralità, loro rapporto, (Sassari, 1863) a Orientazioni sociologiche della Sardegna (Bari, 1898).

Scheda del documento  

Documento Senza titolo [Sistemi delle tariffe]

Si esaminano i sistemi delle tariffe, in particolare quello della tariffa duplice, "a due colonne di dazi", i minimi e i massimi, e quello attualmente in vigore in Italia della "tariffa generale". In linea di principio, comunque, per Bertolini tutti "i trattati di commercio o sono una burla o cercano trarre in inganno; infatti essi hanno il difetto fondamentale di dover essere una concessione reciproca [...], un do ut des infine". Esaminando gli effetti della politica doganale, Bertolini dimostra come la crescita o il declino dei vari settori produttivi dell'economia nazionale si siano compiuti indipendentemente da essa, confermando la teoria liberista di Adam Smith. In alcuni casi, come per l'importante settore della cerealicoltura, gli effetti erano stati a suo avviso deleteri ed opposti a quelli sperati, tanto che la recente sospensione del sistema doganale per i cereali era stata accompagnata da una sensibile ripresa produttiva, soprattutto in Puglia. "Il Minghetti diceva datemi un bilancio ed io vi saprò dire di quale paese si tratti. Se questo si può dire del bilancio, a maggior ragione si dovrebbe dire della tariffa doganale, che dovrebbe essere indice delle tendenze, delle aspirazioni di un paese, delle sue condizioni economiche". Applicando questo concetto alla tariffa del 1887, Bertolini ne denunciava, però, l'alterazione rispetto alla "struttura economica del nostro Paese". Il dazio poteva essere in effetti strumento di "tutela economica", ma anche di "guerra economica". E la tariffa del 1887 rinviava alla seconda funzione. Ad uno ad uno Bertolini svela tutti gli interessi di parte che si celavano dietro una politica commerciale protezionistica, ammantata di una patina ingannevole ed apparente di tutela del benessere collettivo di una nazione. "La barriera è una cosa artificiale, la cui soppressione ridonderebbe a beneficio quando fu unificata all'Italia e furono tolte di mezzo le barriere, e certo non è detto che l'artificio, che sussisteva per gli Stati che insieme formarono l'Italia, non sussista anche tra Stato e Stato attualmente". I casi degli Stati Uniti d'America e di alcuni cantoni della Confederazione svizzera, paesi non protezionisti, confermerebbero l'artificiosità delle barriere doganali. Così, allo stato attuale, il protezionismo "si è chiuso nella difesa ed alcuni sono giunti a dire che riconoscono che la condizione generale delle cose è il liberismo, ma che nelle contingenze attuali occorre il protezionismo". In questa schiera di economisti Bertolini colloca Cognetti de Martiis, che, curatore della quarta serie della "Biblioteca degli Economisti", nella prefazione ad un volume distinse tra libero Stato, come "meta", e Stato protezionista come realtà attuale "in continua evoluzione verso lo Stato libero". Ad essere sbagliato in una simile concezione, secondo Bertolini, è il presupposto che scaturisce dall'indirizzo della scuola storica, in base al quale "il nocciolo dell'economia" sarebbe "nella correlazione con l'organismo umano" e nelle sue trasformazioni nel tempo. Quando lo sviluppo industriale è agli esordi l'economia di un Paese sarebbe così paragonabile ad un bambino, che ha bisogno di essere difeso dai genitori. Lo Stato, pertanto, deve intervenire con una politica protezionistica, fintanto che l'industria non sia sufficientemente solida da poter tener testa alla concorrenza straniera. L'obiezione che Bertolini muove a questa concezione di Cognetti de Martiis è che nessuna inchiesta, condotta sullo stato dell'economia italiana, aveva affermato il raggiungimento di livelli minimi di sviluppo per l'industria che supportassero un superamento della politica protezionistica. In questo Bertolini condivide le posizioni di Bastiat, secondo cui "la protezione è un cuscino comodo, su cui l'industria s'addormenta". L'Italia aveva a sue spese subìto gli effetti deleteri della politica protezionistica sostenuta in favore dell'industria pesante (navale, siderurgica e metallurgica) durante e dopo il periodo bellico. Il coinvolgimento in tale sistema di protezione degli istituti bancari avrebbe portato ad una sicura bancarotta, se "per fortuna dell'Italia Bonaldo Stringher non avesse saputo far andare a mare la troppo confidente Banca di Sconto". Tra i seguaci del libero scambio, che ebbe origine dalla battaglia contro la tariffa sul grano condotta vittoriosamente da Riccardo Cobden, "economista insigne della prima metà del XIX secolo", simbolo stesso del liberismo, in Italia è ricordato Luigi Einaudi, accanto ovviamente allo stesso Angelo Bertolini e al suo maestro, Francesco Ferrara. Bertolini confessa che le lezioni di quest'ultimo del 1857-58-59 "sono veramente ammirabili e si sta cercando di pubblicarle". Unico attuale rimedio contro il protezionismo è la sua moderazione, attraverso il ricorso alle statistiche commerciali.

Scheda del documento