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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI


Sturzo Luigi




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Documento Corrispondenza: Ernesto Rossi a Luigi Einaudi (08-09-1955)

Rossi riferisce di aver perso fiducia nella "Commissione Sturzo" e riferisce ad Einaudi dell'inefficienza della Commissione e dei dissapori con Sturzo. Rossi riferisce inoltre che Benedetti e Scalfari hanno intenzione di lanciare, con l'aiuto finanziario di Olivetti, un rotocalco più popolare del "Mondo" che si chiamerà "L'Espresso" e somiglierà a quello francese.

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Documento Interessante confronto Don Sturzo-Pantaleoni

Nella lettera Pantaleoni rende conto della sua conversazione con Don Luigi Sturzo sulla situazione politica dell'Italia nel 1920.La lettera si traduce, poi, in uno spazio di riflessione del Pantaleoni su questioni politiche ed economiche del suo tempo in un confronto interessantissimo con Don Luigi Sturzo: "Feci presente a D.Sturzo che la crisi del paese è cosi grave che molti patrioti sono disposti a transigere su molte cose pur di giovare adesso; che se i socialisti avessero ora un solo monco di Stato, sarebbero padroni del paese; che non lo sono, appunto perché non l'hanno e perciò si limitano a sabotarne le istituzioni e il funzionamento; che se il P.P. non usciva ora dal suo quietismo politico e non assumeva delle responsabilità dirette, il partito stesso si sarebbe sgretolato, perché non rispondente a una funzione". Pantaleoni racconta a Salandra che Don Sturzo era convinto che ormai il suo partito non poteva continuare nel suo astensionismo e che "la situazione economica era pure tale da richiedere una linea di condotta del P.P.". Tuttavia, Don Sturzo incontrava grandi difficoltà nella scelta del candidato cui offrire il governo della cosa pubblica. Chiedeva, pertanto, a Pantaleoni un giudizio su Bonomi e questi rispondeva che egli sarebbe stato in un ministero un notevole pegno per anticlericali, democratici, socialisti e riformisti, che aveva lealtà politica e un'apprezzabile competenza in questioni finanziarie. Importanti, secondo Pantaleoni, erano anche gli accordi politici coi cattolici e i liberali, finalizzati ad arrestare l'avanzata dei socialisti e di Nitti."Certo, elezioni comunali, sistema d'elezione, e elezioni generali, erano tra i punti da dibattere, ma erano pacifici altri, come la sicurezza pubblica, il rispetto della legge, il mutamento di politica economica e finanziaria". Quanto al timore di Don Sturzo sul possibile rientro di Giolitti "gli dissi che sapevo del dissidio tra Nitti e Giolitti per le questioni sorte a Torino tra industriali e socialisti. Nitti aveva dato ordine di mollare. Aggiunsi che sapevo pure che Giolitti si era pronunziato contro l'anarchia e il bolscevismo nella burocrazia; che queste erano cose che potevano renderlo simpatico a molti e, data la mancanza completa di carattere e di onestà degli italiani, poteva far scordare ogni sua precedente turpitudine. Dissi ancora che non mi meraviglierei affatto se, giungendo al potere Giolitti, risolvesse il problema internazionale con l'applicazione pura e semplice del Patto di Londra, e ciò in meno di 24 ore". I due si confrontano anche sulla questione del grano e del prezzo del pane. Sturzo si chiede se non sia il caso di aumentare la produzione in vista di un incremento del prezzo politico. Secondo Pantaleoni la questione non va isolata: la quantità di grano che il paese può produrre ha un limite nelle rotazioni agricole. Inoltre "gli impedimenti al commercio ci toglievano la possibilità di pagare grano estero e ogni altro prodotto estero".Don Sturzo era d'accordo con Pantaleoni e iniziò a citare molti casi di esportazione siciliana impedita e di prodotti siciliani andati a male per la politica commerciale del governo: "Se la Sicilia avesse una lira sua, questa starebbe alla pari con la spagnola." "(...)Vedendolo a cavallo su quel tema - continua a raccontare Pantaleoni - gli mostrai allora come potremmo anche sopportare un adeguato monopolio e regime socialista dei grani, se intanto fosse libera l'esportazione per i privati degli altri prodotti e libera l'esportazione della cartaccia nostra; che se un nuovo governo si assestasse su questa via, avrebbe l'appoggio non solo dei siciliani, ma di tutta l'Italia, all'infuori di quello delle cooperative socialiste, ora legate alla Confederazione Generale del Lavoro". Alla domanda di Don Sturzo "se andassero al governo gli uomini nostri in unione con altri, il sabotaggio socialista sarebbe da prevedersi in un primo periodo più violento che mai. Nevvero?" Pantaleoni risponde "Certo, ma di fronte a quanto si avrebbe l'appoggio di tutti coloro che sarebbero liberati dall'incubo e dai vincoli che potrebbero di nuovo lavorare". Inoltre, riprendendo la tesi che la questione del pane non va presa isolatamente, Pantaleoni chiede che sia ridata libertà d'emigrazione: "La domanda di mano d'opera all'estero è enorme e i nostri vogliono partire. Oh lo so, lo so bene...e giù una serie di casi di gente maltrattata e bistrattata dall'ufficio di emigrazione, dal De Michelis in particolare, che riduce manovali e contadini a schiavi della sua politica, politica di uomo del tutto irresponsabile, ma più potente di un ministro. Mi disse di gente che voleva andare in Brasile con ogni garanzia profferta loro, e impedita di partire; di gente che voleva andare agli Stati Uniti e doveva superare due muraglie delle quali una e la peggiore era la nostra". Pantaleoni scrive altre due lettere a Salandra nel 1920 di scarso rilievo. La prima è datata Roma, 2 luglio (C=1=29.44) e la seconda Fiume, 16 ottobre 1920 (C=1=29.80).

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