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ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI

Guida archivistica alle carte e alle corrispondenze degli economisti italiani


ARCHIVIO STORICO DELLE ECONOMISTE E DEGLI ECONOMISTI


Marx Karl




Documento Su di alcune proposte

Scrive Ferrara: "...Vi sarebbero due argomenti da articolo di fondo: Marx (di cui ho ricevuto l'opera tradotta) e Sbarbaro col suo volumone contro Gioberti e incidentalmente contro di me... Per il Bollettino, Parte economica, non Le converrebbe Bodio?".

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Documento Su Marx

Loria fa riferimento al proprio articolo su Marx pur senza rammentare il titolo. Ne è molto soddisfatto.

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Documento Interessante e originale tesi monetaria al Bedford College

Si tratta di un comunicato stampa di un intervento tenuto a Londra da Eugenio Mirelli. Lo scritto elabora una teoria monetaria, per facilitare lo sviluppo economico delle regioni depresse. L'autore afferma che nessun progetto materiale è possibile senza aver prima disegnato un programma per gli investimenti dei capitali e per l'impiego dei lavori. Dopo questa prima fase, la moneta può essere coniata ed emessa nella giusta quantità necessaria allo sviluppo dei diversi capitali e dei lavori economici. In tal modo si possono limitare i rischi dell'inflazione, in quanto il valore di scambio della moneta viene virtualmente impresso dal reddito monetario offerto dai capitali stessi e dai lavori economici realizzati. Il Mirelli afferma e dimostra che è il reddito che imprime il "valore di scambio" alla moneta e non le riserve o l'oro, contravvenendo così alla teoria del plusvalore di Marx. Esiste copia della relazione del Mirelli pubblicata da "Il Messaggero d'Italia".

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Documento [Scritto su Schulze, Lassalle, Marx]

Scritto di Ruini (autografo e in parte dattiloscritto) su Schulze, Lassalle, Marx ("Schulze, Lassalle, Marx e l'idea cooperativa").

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Documento I vari tipi d'indagine nell'ambito dell'economia finanziaria

Dopo aver precisato che lo studio dell'economia finanziaria in Italia ha come oggetto specifico "l'attività dei sindacati, in dipendenza della concezione e attuazione dello Stato corporativo", accanto alla "attività dei vari organismi semipubblici o parastatali, che si sono venuti moltiplicando, per meglio sopperire a molteplici esigenze", Renzo Fubini precisa come la differenza tra l'economia e la finanza risieda nel suo carattere "contingente", in quanto "corrisponde ad una particolare organizzazione statale, propria non di tutti i tempi, ma solo della nostra civiltà". In Italia "in contrasto con la tradizione inglese, ed anche con la tradizione tedesca che concepisce la finanza prevalentemente come una disciplina politica, si è concepita la finanza come una vera e propria scienza, che ha rapporti con l'economia, ma che ha, di per sé, una individualità sua propria". A questo punto Fubini si chiede se non sia il caso di considerare più opportunamente la finanza "semplicemente un ramo dell'economia applicata", evitando che la pretesa autonomia scientifica della finanza si traduca in teoria astratta e lontana dal contesto reale. Per Fubini finanza e politica economica sono "in sostanza una disciplina sola". Se i materialisti considerano la finanza una "soprastruttura sistematica dell'economia" - e, in questo senso, per Fubini, Marx "è più fisiocratico che ricardiano" - sulla stessa linea di pensiero si collocano gli scrittori detti comunemente edonisti, per i quali il fenomeno finanziario è "un complemento, considerato sub specie aeternitatis del fenomeno economico stricto sensu". Tra questi ultimi scrittori Fubini annovera De Viti de Marco, Einaudi, Graziani. I loro studi, secondo Fubini, "non si possono applicare, se non con molte cautele e riserve, a specifiche realtà concrete". Critico è anche l'atteggiamento di Fubini nei confronti di Vilfredo Pareto, "il quale considera i problemi finanziari frammentariamente in relazione alle proprie indagini sociologiche", a cui contrappone come modello positivo di studioso delle finanze Maffeo Pantaleoni, il quale affronta i problemi finanziari "partendo dai più diversi punti di vista". Pantaleoni, però, come nota lo stesso Fubini, fu "essenzialmente un grande isolato e se infinite sono le suggestioni che emanano dai suoi studi, è difficile porsi realmente sulle sue tracce e lavorare sistematicamente secondo le sue direttive senza soverchie stonature". Il vero esempio da seguire sarebbe dunque quello del "maestro inglese" Marshall, il quale "attribuisce ai fenomeni finanziari in parte origine economica secondo l'indirizzo neoclassico e in parte origine extraeconomica secondo l'indirizzo classico inglese".

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